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Aumentare l’energia vitale: 7 consigli utili da seguire

Come aumentare l’energia vitale? Quando ci troviamo immersi nei ritmi frenetici tipici della vita di oggi, non è sempre facile riuscire a mantenere alto il livello di energia e benessere interiori.

In un pomeriggio di studio o in una giornata di lavoro, può capitare di sentirsi depressi, annoiati e stanchi; a volte può capitare anche senza aver fatto qualcosa in particolare. Ci sono dei momenti in cui il senso di vuoto e di mancanza di energia rischiano di prevalere su tutto.

Correre ai ripari, però, è possibile oltre che necessario: in questa guida ti parleremo di come stimolare le vibrazioni positive e lavorare sulla tua energia mentale, mettendo in pratica una serie di consigli e accorgimenti. Se sei pronto, iniziamo subito.

Ecco come stimolare l’energia spirituale

L’energia della forza vitale anima la nostra forma fisica e ci scorre dentro. Aka per gli egiziani, Prana per gli indù, Qi per i cinesi: il concetto di energia vibrazionale ha diverse declinazioni e campi di applicazione. Ecco i consigli dell’Università Niccolò Cusano per lavorare su questo aspetto.

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1 – Muoviti

Se vuoi scoprire come aumentare l’energia vitale, il primo passo che puoi fare è metterti in movimento.

Il corpo è progettato per muoversi ed essere attivo: attività come camminare, correre, piegare, torcere, estendere, raggiungere, saltare sono insite nella nostra natura. Il fatto che, in tempi recenti, siamo diventati più sedentari non significa che non siamo destinati al movimento, anzi.

Per recuperare energia vitale durante il giorno, fai movimento. Non è importante l’attività a cui ti dedichi: che sia attività fisica leggera o pesante, muoviti per favorire la circolazione del sangue al cervello e l’afflusso di ossigeno.

Il movimento delle braccia e delle gambe aumenta anche la circolazione di linfa, ormoni e neurotrasmettitori in tutto il corpo, regolando e riequilibrando il sistema mente-corpo e migliorando ulteriormente la produzione di energia.

2 – Stai all’aria aperta

Per aumentare l’energia vitale e stimolare le vibrazioni positive, ritrova il contatto con la natura. 

I nostri antenati, anche solo poche generazioni fa, trascorrevano gran parte del loro tempo all’aperto, abbracciando la natura. Uscire di casa dopo un pomeriggio di studio avrà effetti benefici immediati sul tuo umore e sulla tua vitalità.

Inoltre l’ambiente naturale è perfetto anche per praticare attività sportiva: anche mezz’ora di camminata può avere un effetto davvero sorprendente.

3 – Controlla la respirazione

Quando ti senti stanco e demotivato, è probabile che il tuo respiro sia lento e poco profondo.

Questo è legato al fatto che si consuma meno ossigeno man mano che la mente e il corpo diventano stanchi e opachi. Tuttavia, così come lo stato della tua mente e del tuo corpo può influenzare la tua respirazione, a sua volta il respiro può influenzare lo stato del tuo corpo e della tua mente.

Imparare a praticare una respirazione profonda può farti accumulare energia e farti sentire più disteso e rilassato. Non c’è bisogno di essere uno yogi esperto per trarne beneficio. Puoi semplicemente fermarti, chiudere gli occhi e concentrarti sul tuo respiro quando ti senti in difficoltà.

4 – Scopri la meditazione

Da tempo è noto che la meditazione è un mezzo assai efficace per diminuire l’ansia e muoversi nel mondo con fluidità e facilità.

Praticare regolarmente meditazione aiuta a raccogliere le energie, costruire una resilienza che ci sostiene per mantenere la nostra energia vitale.

5 – Pensa positivo

L’energia interiore può essere richiamata pensando positivo. La negatività e i brutti pensieri, oltre a distoglierti dai tuoi obiettivi, rischiano di influire pesantemente sul tuo umore e sulla tua motivazione.

Quando viviamo la vita con pensieri ed emozioni positive, il flusso di energia verso il nostro corpo è positivo.  La pratica dell’affermazione riattiva il cervello per spostare pensieri e convinzioni limitanti ripetitivi in ​​nuove intenzioni ed energie positive. Riscopri questo tuo aspetto e lavora sul tuo modo di pensare per cambiare le tue abitudini e la percezione che hai del mondo e degli altri.

6 – Lavora sul tuo riposo

Una buona notte di sonno aiuta ad avere una buona energia per tutto il giorno. Gli studi dimostrano che il sonno profondo è il più riparante dal punto di vista fisico. Durante il sonno profondo i tessuti del corpo si riparano dopo una lunga giornata di attività.

Concentrati sempre sul tuo riposo e non privartene mai. Lavorare o studiare fino a notte fonda non sono buone pratiche da portare avanti e, a lungo andare, possono debilitarti e pesare molto sul tuo buonumore.

7 – Cura l’alimentazione

Se vuoi aumentare l’energia vitale cura sempre la tua alimentazione. Se ti senti particolarmente debilitato o devi affrontare una sessione di studio, fai un pranzo leggero e salutare ed evita cibi spazzatura.

Alimenti come frutta e verdura sono alleati validissimi per il tuo cervello e ti aiutano a recuperare memoria e concentrazione.

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Libri sull’autostima: i 7 titoli da non perdere assolutamente

Quali sono i libri sull’autostima da leggere assolutamente?

Se sei alla ricerca di consigli su come aumentare l’autostima e credere di più in te stesso, sei nel posto giusto: in questa guida ti diremo quali sono i libri che dovresti avere se vuoi lavorare su questo tuo aspetto.

Purtroppo, in alcuni momenti, può capitare che la fiducia in se stessi vacilli. Stress, carichi di studio e lavoro eccessivi e delusioni possono portare proprio ad una perdita dell’autostima e ad un calo della percezione che si ha di sé. Chiaramente, la percezione di sé ha un impatto enorme sul mondo in cui gli altri ci considerano, fermo restando che le basi dell’autostima risiedono in noi stessi e non dipendono dalle opinioni e tantomeno dai giudizi di chi ci circonda.

Vediamo ora quali sono i libri che ti possono aiutare a ricostruire la tua autostima e a tenere alta la motivazione.

I 7 libri per credere in se stessi

Hai bisogno di una spinta motivazionale in più e di ritrovare la tua autostima? Ecco la top seven di libri sull’autostima femminile e maschile da avere assolutamente nella tua libreria elaborata dall’Università Niccolò Cusano di Roma.

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I Sei Pilastri dell’Autostima – Nathaniel Branden

Iniziamo la nostra top seven di libri dedicati alla fiducia in sé con I sei pilastri dell’autostima di Nathaniel Branden.

Questo libro pone l’accento sull’importanza della stima di sé per la nostra salute psicologica, i successi personali, la felicità e le relazioni positive. Branden definisce i sei pilastri dell’autostima, quali il vivere consapevolmente, l’accettazione, la responsabilità e la sicurezza di sé, il porsi degli scopi e l’integrità personale.

La questione viene analizzata sotto diversi punti di vista, dall’ambiente professionale a quello familiare. In queste lezioni di autostima, l’autore fornisce non solo le linee guida per quanti sono impegnati nel promuovere la stima di sé negli altri, ma presenta anche dei semplici esercizi per accescere la consapevolezza e l’efficienza personali.

Più forte dei no: Corso intensivo di fiducia in se stessi – Jia Jiang

Un libro molto particolare da leggere è quello di Jia Jiang, Più forte dei no. 

La paura di sentirci dire di no si trova ai primi posti fra i timori più grandi, prima ancora di quelli della solitudine, del dolore e della malattia. Per combattere questo timore, Jiang mette in piedi un esperimento della durata di 100 giorni in cui, come esercizio, si sottopone ad incassare un rifiuto al giorno.

Grazie a questo libro puoi imparare che:

  • Le richieste apparentemente più assurde possono trovare accoglimento, se poste nel modo giusto;
  • La curiosità di chi ascolta gioca un ruolo a vantaggio di chi chiede;
  • Si può trasformare un no iniziale in un si.

Il segreto è credere in se stessi – Brian Tracy

Tra i libri sull’autostima da leggere c’è anche quello di Brian Tracy, Il segreto è credere in se stessi. 

In questo testo, l’esperto di crescita personale e coach illustra un percorso mirato a consolidare l’autostima, attraverso esercizi utili per mettere a fuoco i nostri desideri e le nostre aspirazioni, affrontare le nostre paure, scoprire le nostre risorse più profonde e imparare come sfruttarle per realizzare a pieno il nostro potenziale.

Lezioni di autostima. Come imparare a stare bene con se stessi e con gli altri  – Raffaele Morelli

Per descrivere il libro di Morelli, uno dei massimi esperti in questo campo, useremo proprio le sue parole che illustrano i punti chiave del testo:

“Nella mia professione mi capita spesso di incontrare persone che hanno dei problemi di autostima, che soffrono perché non riescono ad amarsi abbastanza, e di conseguenza a farsi amare. Sono miei pazienti, persone che mi scrivono o che frequentano i miei gruppi. Per tutti loro, e per tutti quelli che patiscono questo disagio, ho deciso di riassumere in questo libro il mio pensiero sull’autostima, e la via per conquistarla. Ho diviso le mie idee in sette lezioni, sette messaggi chiave su cui riflettere. Ho scelto di riportare anche dei brani di conversazione con miei pazienti e dei miei incontri di gruppo, perché le domande, le obiezioni e i problemi esposti sono spesso comuni a molti e, immagino, anche al lettore. Per aiutare il nostro percorso verso l’autostima ho pensato fosse utile anche proporre dieci consigli di saggezza tratti dalle parole di maestri antichi o contemporanei, da visualizzare e ripetere come mantra. E infine, per concludere, una serie di piccoli esercizi. Per riconquistare, giorno dopo giorno, il piacere di stare bene con se stessi”

Corso rapido di autostima per vivere meglio – Olivier Hauck

Nel Corso rapido di autostima per vivere meglio, il dr. Hauck stila una serie di linee guida per vincere i propri complessi d’inferiorità, che fanno riferimento all’accettarsi per quello che si è, nel corpo e nello spirito, superare la paura del giudizio altrui e riprendere il controllo della propria esistenza e vivere meglio.

Il suo Corso rapido di autostima è un libro indulgente verso le nostre debolezze: in modo molto realistico prevede e aiuta a superare le difficoltà iniziali, le insicurezze, le battute d’arresto, i momenti di entusiasmo e quelli di afflizione, nel percorso per recuperare finalmente la fiducia in sé stessi e una vita più piena.

Mi vado bene? Autostima e assertività – Michele Giannantonio

Mi vado bene? è un manuale di auto aiuto che fornisce al lettore spunti di riflessione e suggerimenti per capire in profondità le proprie potenzialità e riconoscere i comportamenti più efficaci per ottenere il meglio dalle relazioni con gli altri.

All’interno di questo libro sull’autostima troverai diverse attività pratiche che insegnano a riconoscere gli atteggiamenti sbagliati e i pensieri limitanti che possono disturbare le nostre relazioni sociali.

Facile e comprensibile da leggere, il saggio fornisce consigli utili per affrontare in modo diverso e più efficace situazioni di vita percepite come problematiche e per imparare ad apprezzarsi di più e a sfruttare al meglio le proprie risorse individuali.

Migliora la tua autostima – Silvio Crosera

Migliora la tua autostima è un manuale scritto da uno psicologo orientato al come farsi stimare di più.

L’assunto di base è che i difetti di autostima derivano in gran parte dagli insuccessi o delle insoddisfazioni sul lavoro, perché inconsciamente si proiettano all’esterno i dubbi che si hanno sulle proprie capacità. A quel punto diventa inevitabile che gli altri si facciano un’opinione sbagliata, e in questo modo si alimenta un circuito da cui è difficile uscire.

La guida di Crosera è utile per ritrovare il proprio benessere interiore, imparare ad apprezzarsi, trovare i propri punti di forza e comunicarli adeguatamente ai colleghi, agli interlocutori in genere e ai superiori.

Sui libri sull’autostima da leggere abbiamo detto proprio tutto: ricorda che l’autostima è come un muscolo e come tale va allenata. Non lasciarti sopraffare dai sentimenti negativi e affronta i no e le difficoltà senza mettere in dubbio te stesso. Siamo certi che, grazie a questi libri, riuscirai a aumentare la tua autostima e la fiducia che hai in te stesso, raggiungendo ogni traguardo.

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Storia romana: personaggi, storie e tappe da ricordare assolutamente

Quando parliamo di storia romana facciamo riferimento a tutte quelle vicende storiche che videro protagonista la città di Roma, dalle origini dell’Urbe (nel 753 a.C.) fino alla costruzione ed alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (nel 476, anno in cui si colloca convenzionalmente l’inizio dell’epoca medievale).

La storia della Roma antica è affascinante e ricca di personaggi e avvenimenti: dalla costruzione di monumenti ai conflitti, sono moltissime le tappe da ripercorrere, che hanno segnato lo sviluppo e l’evoluzione di una grande civiltà.

Se sei curioso di scoprire la storia di Roma, continua nella lettura: ti racconteremo i passaggi più rilevanti nei prossimi paragrafi della nostra guida.

Quello che devi sapere sulla storia di Roma antica

Come è nata la civiltà romana? Quali sono le tappe e i protagonisti da ricordare? A queste (e altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi di questa guida dedicata agli studenti dell’Università Niccolò Cusano di Roma.

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storia di roma

Cronologia

Come abbiamo accennato, per storia romana intendiamo quel complesso di avvenimenti che che videro protagonista la città di Roma dalla sua fondazione nel 753 a.C. alla caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C., anno con cui si indica l’inizio dell’epoca medievale.

Per gli storici, la storia della Roma antica può essere suddivisa in tre grandi età:

  • Età regia, che va dal 753 a.C., anno della fondazione di Roma, al 509 a.C., anno della cacciata dei Tarquini da Roma;
  • Età repubblicana, che va dal 509 al 31 a.C., data della battaglia di Azio, o dal 509 a.C. al 27 a.C. anno durante il quale il Senato di Roma conferì pieni poteri e il titolo di Augusto a Ottaviano;
  • Età imperiale, che va dal 31 o 27 a.C. al 476 d.C., anno della deposizione di Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente.

Fondazione di Roma

La data di fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile del 753 a.C. dallo storico latino Varrone. Come sicuramente saprai, ci sono due versioni circa la leggenda della nascita di Roma, narrate da Tito Livio e con protagonisti Romolo e Remo.

  1. In una delle due versioni, Romolo e Remo litigarono perché Romolo voleva chiamare la nuova città Roma ed edificarla sul colle Palatino, mentre Remo voleva chiamarla Remora e fondarla sull’Aventino. Dopo uno scontro, Romolo prevalse divenendo il primo re di Roma;
  2. Nell’altra versione, mentre i due fratelli edificavano le mura della nuova città, Remo prese in giro il fratello, scavalcando le mura appena erette. Romolo, pieno d’ira, avrebbe ucciso Remo e detto: «Così, d’ora in poi possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». Dopo l’episodio, Romolo divenne il primo re romano.

Età regia

Come abbiamo detto, l’età regia della storia romana fa riferimento al periodo che va dal 753 a.C. al 509 a.C. durante la quale Roma fu guidata secondo la tradizione da sette re. Non ci sono molte informazioni su questo periodo, per questo a guidarci sono le leggende all’interno delle quali è avvolto.

Dal 753 al 617 a.C. governarono su Roma i quattro re della monarchia Latino-Sabina che, ad eccezione del fondatore della città, furono scelti in base alla virtù dai capifamiglia che si erano stanziati a Roma. Stiamo parlando di:

  • Romolo, fondatore di Roma
  • Numa Pompilio
  • Tullo Ostilio
  • Anco Marzio

Dal 617 fino al 509 a.C., invece, guidarono Roma:

  • Tarquinio Prisco
  • Servio Tullio
  • Tarquinio il Superbo

Età repubblicana

Nella storia romana, l’età repubblicana è quella che si estende dal 509 al 31 a.C. o al 27 a.C.,caratterizzato dal ruolo primario svolto dal Senato nel governo di Roma.

I primi due consoli, assediatisi a Roma dopo la cacciata di Tarquinio il superbo,  rinforzarono da subito i poteri del Senato, tanto da innescare nella repubblica di Roma dal 509 al 367 a.C. lotte interne tra patrizi e plebei al termine delle quali ai membri del popolo fu permesso di divenire consoli del Senato.

Dal 367 al 133 a.C. Roma si espanse in Italia e nel Mediterraneo a seguito delle guerre sannitiche e delle guerre puniche. Dopo questi scontri Roma raggiunse una grande compattezza politico-istituzionale e sviluppò una forte economia.

Tuttavia, Nel I secolo a.C. la Repubblica cominciò a mostrare segni di cedimento: lo scontro tra chi appoggiava al Senato la fazione dei populares e chi quella degli optimates si inasprì, fino a condurre alla prima guerra civile.

Per cercare di risolvere le diatribe interne, nel 60 a.C. i comandanti Pompeo, Crasso e Cesare si unirono nel primo Triumvirato, che ebbe però scarso successo e non riuscì ad evitare lo scoppio della seconda guerra civile romana, tra 49 e 45 a.C., in cui furono contrapposte le legioni di Cesare e quelle degli ottimati di Pompeo.

Dopo la sconfitta di Pompeo, Cesare fu nominato dittatore di Roma. A seguito di un periodo di riforme, Cesare venne ucciso. Alla morte di Cesare, Roma visse un periodo molto instabile. 

Età imperiale

Passiamo ora all’età imperiale, espressione che designa il periodo che va dal 31 o dal 27 a.C. al 476 d.C., anno della caduta dell’impero romano d’Occidente.

In questa fase della storia romana, il Senato cedette a un singolo cittadino eminente: l’imperatore.

Il periodo imperiale fu caratterizzato fino al II secolo d.C. da una fase di prosperità e splendore, dovuto alle nuove conquiste e all’affermarsi di Roma come prima città del mondo allora conosciuto e da una profonda crisi a partire dal III secolo d.C.

Il primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, fece vivere all’Urbe un periodo di pace e stabilità a Roma dopo anni di guerre civili. Da lui prese il via la dinastia Giulio-Claudia, che vide susseguirsi al potere fino al 68 d.C. gli imperatori Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone.

Con la dinastia Flavia, che governò su Roma fino al 96 d.C., i confini della città continuarono ad espandersi. Tra il 98 e il 117 d.C. Roma raggiunse il massimo livello di espansione, sotto l’imperatore Traiano.

Con la dinastia degli Antonini, che guidò Roma tra 117 e 192 d.C. si ebbe una fase prospera e pacifica, nonostante gli aumenti delle pressioni dei barbari ai confini.

La crisi dell’Impero iniziò nel III secolo d.C, per una serie di ragioni come:

  • L’eccessivo potere dell’esercito, che minava alla stabilità politica provocando costanti colpi di stato;
  • La crisi economica;
  • La pressione dei barbari sui confini;
  • La diffusione del Cristianesimo

Dopo l’stituzione della Tetrarchia, voluta da Diocleziano tra 284 e 305 d.C. iniziò la divisione dell’Impero e Roma perse il suo ruolo di capitale con la fondazione di Costantinopoli da parte dell’imperatore Costantino, che rese il Cristianesimo la religione ufficiale nel 313.

Nel 396 d.C. Teodosio I divise l’impero in una parte occidentale e in una orientale.

La profonda crisi sociale, politica ed economica dell’Impero romano d’Occidente fu inarrestabile e prestò il fianco alle pressioni barbariche: nel 476 d.C. il re barbaro Odoacre depose l’imperatore Romolo Augustolo e pose fine all’impero romano d’Occidente.

Sulla storia romana, per ora, abbiamo detto proprio tutto: siamo certi che, grazie a questa ricostruzione, riuscirai a trovare spunti nuovi ed interessanti da approfondire durante il tuo percorso di studi.

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Mimica facciale: cos’è e quali sono le espressioni del viso

La mimica facciale rientra in quella parte della cinesica che riguarda il modo in cui si altera il volto delle persone. Con le espressioni del volto, gli esseri umani lasciano trasparire anche il loro pensiero e le loro emozioni, in quanto la mimica è difficilmente controllabile spontaneamente.

Il primissimo studioso che ha analizzato il valore emotivo delle espressioni facciali è stato Charles Darwin, ideatore della teoria dell’evoluzione.
Secondo Darwin, molte emozioni sarebbero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente, cioè servissero a comunicare qualcosa agli altri membri della stessa specie.

In tempi più recenti, il tema è stato approfondito e sviluppato dallo psicologo americano Paul Ekman, che ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione.

Ma come fare a leggere le espressioni del viso, quali sono e in cosa si differenziano? Scopriamolo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

Quello che devi sapere sulle espressioni facciali

La mimica facciale è fondamentale sia a livello personale che a livello sociale. Secondo Ekman, esistono sei emozioni universali che presentano gli stessi movimenti facciali in ogni persona, di ogni popolo e cultura. Vediamo insieme quali sono nei prossimi paragrafi.

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Faccia sorpresa

Iniziamo a parlare di mimica facciale e linguaggio del corpo introducendo l’espressione della sorpresa. La sorpresa scatta all’improvviso ed è molto breve.

Nella mimica della sorpresa:

  • Le sopracciglia sono incurvate e rialzate;
  • Il sollevamento delle sopracciglia produce lunghe rughe orizzontali sulla fronte;
  • Gli occhi sono sgranati;
  • La mascella si abbassa e labbra e denti si dischiudono.

Faccia spaventata

L’espressione della paura si verifica quando si teme di subire un danno, fisico o psicologico.

Nella mimica della paura:

  • Le sopracciglia si sollevano e si riavvicinano;
  • Gli occhi sono molto aperti;
  • La bocca è aperta e le labbra sono leggermente tese o stirate all’indietro.

L’intensità della paura varia da una leggera inquietudine al terrore, e la variazione si può riscontrare nella mimica facciale; in particolare l’intensità viene notata negli occhi, e ancora di più nella bocca.

Faccia disgustata

Il disgusto indica un senso di repulsione provocato dal sapore, dall’odore o dalla vista di qualcosa di sgradevole.

Nella mimica del disgusto:

  • Il labbro superiore è sollevato;
  • Il labbro inferiore è sollevato e premuto contro il labbro superiore, oppure abbassato o lievemente protruso;
  • Il naso si arriccia e le guance sono sollevate.

Simile al disgusto c’è il disprezzo, che si può provare, a differenza del disgusto, soltanto verso persone e azioni ad esse collegate.

Nella mimica del disprezzo gli angoli della bocca sono contratti e appena sollevati e le labbra sono serrate.

Faccia arrabbiata

La faccia arrabbiata si verifica quando proviamo sensazioni di sdegno nei confronti di qualcuno.

Nella mimica della rabbia:

  • Le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate e tra loro si vedono rughe verticali;
  • Lo sguardo è fisso e gli occhi possono apparire sporgenti;
  • Le labbra possono assumere 2 posizioni base: fortemente serrate, con gli angoli diritti o abbassati oppure aperte, tese, con un contorno squadrato come nel grido.

Faccia felice

L’espressione felice è la più ambita e desiderata. In tal caso, la mimica facciale ha queste caratteristiche:

  • La bocca può essere chiusa o aperta, i denti coperti o scoperti;
  • Le guance sono sollevate;
  • Negli angoli esterni degli occhi compaiono “zampe di gallina”.

Faccia triste

La tristezza può essere causata da diversi episodi,  dalla morte all’abbandono di una persona amata oppure dalla perdita di un’opportunità o dello stato di salute.

In questo caso la mimica facciale presenta queste caratteristiche peculiari:

  • Gli angoli interni delle sopracciglia sono sollevati;
  • La pelle scoperta sotto il sopracciglio forma un triangolo con l’angolo interno in su;
  • L’angolo interno delle palpebre superiori è sollevato;
  • Gli angoli della bocca sono piegati in giù o le labbra tremano.

Conoscere le emozioni: Master Unicusano

Saper riconoscere la mimica facciale è importante, soprattutto se sei uno psicologo o se hai intrapreso un percorso di studi di natura psicologica.

Per affinare le tue competenze in ambito psicologico, i master dell’Università Niccolò Cusano sono la soluzione ideale per te.

I nostri Master possono essere di I e di II livello e permettono dunque l’accesso, rispettivamente, a chi possiede una laurea di I livello e a chi possiede anche una laurea di II livello.

La didattica dei nostri Master è curata dai migliori esperti del settore, costantemente aggiornati sulle ultime novità e sugli aggiornamenti più rilevanti. I percorsi formativi vengono erogati online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Grazie alla formazione a distanza, potrai affinare le tue conoscenze organizzando liberamente il tuo tempo, senza doverti preoccupare di rinunciare al tuo lavoro.

Per iscriverti ad uno dei nostri Master, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Codice delle assicurazioni: quello che devi sapere

Curioso di sapere che cos’è e a cosa serve il codice delle assicurazioni?

Sei nel posto giusto: in questa guida ti spiegheremo che cosa si intende per codice delle assicurazioni private, di cosa si compone e perché è un punto di riferimento imprescindibile per il settore.

Per assicurazione intendiamo il trasferimento da un soggetto a un altro di un rischio. Il soggetto che trasferisce il rischio è l’assicurato, quello che se lo accolla è l’assicuratore.

Un contratto di assicurazione, dunque, è una garanzia che un soggetto pone contro la possibilità che si verifichi un evento futuro e incerto che recherebbe un danno per il suo patrimonio o per la sua salute.

Vediamo come funziona il Codice e quali sono le cose che devi assolutamente sapere.

Cosa c’è da sapere sul Codice per le assicurazioni private

Quali sono gli articoli che disciplinano il contratto assicurativo? Quali sono le norme fondamentali che regolamentano il settore? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Cos’è un’assicurazione?

Il diritto definisce assicurazione quel contratto avente a oggetto la garanzia contro il verificarsi di un evento futuro e incerto (rischio), generalmente dannoso per la propria salute o patrimonio.

Possiamo distinguere due principali categorie di assicurazioni:

  • Assicurazione contro i danni: qui si fa riferimento a quei contratti con i quali l’assicuratore risarcisce la diminuzione del patrimonio dell’assicurato in relazione al verificarsi di un evento dannoso;
  • Assicurazione sulla vita, cioè quelle assicurazioni sulla durata della vita umana, dove l’assicuratore si obbliga a pagare un capitale in caso di decesso dell’assicurato, del raggiungimento di una certa età o alla scadenza di un termine prestabilito.

Definizione

Ora che abbiamo visto che cos’è un’assicurazione, rispondiamo ad una domanda fondamentale: che cos’è il Codice delle assicurazioni private? Sicuramente ne hai sentito parlare più volte, ma magari non hai le idee chiare su cosa sia nel concreto.

Dunque, il Codice assicurazioni private rappresenta la raccolta di tutte le leggi riguardanti l’ambito delle assicurazioni, e regolamenta di fatto qualsiasi aspetto del contratto di assicurazione.

Istituito con decreto legislativo del 9 settembre 2005, è stato aggiornato con altri due decreti, nel novembre 2007 e nel giugno 2008.

È bene sottolineare che le disposizioni relative al contratto in generale sono invece rinvenibili nel Codice Civile.

Argomenti

Il Codice delle assicurazioni si compone di 19 libri:

  • Titolo I – Disposizioni generali (artt. 1-10 )
  • Titolo II – Accesso all’attività assicurativa (artt. 11-29)
  • Titolo III – Esercizio dell’attività assicurativa (artt. 30-51)
  • Titolo IV – Disposizioni relative a particolari mutue assicuratrici (artt. 52-56)
  • Titolo V – Accesso all’attività di riassicurazione (artt. 57-61)
  • Titolo VI – Esercizio dell’attività di riassicurazione (artt. 62-67)
  • Titolo VII – Assetti proprietari e gruppo assicurativo (artt. 68-87)
  • Titolo VIII – Bilancio e scritture contabili (artt. 88-105)
  • Titolo IX – Intermediari di assicurazione e di riassicurazione (artt. 106-121)
  • Titolo X – Assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e i natanti (artt. 122-160)
  • Titolo XI – Disposizioni relative a particolari operazioni assicurative (artt. 161-164)
  • Titolo XII – Norme relative ai contratti di assicurazione (artt. 165-181)
  • Titolo XIII – Trasparenza delle operazioni e protezione dell’assicurato (artt. 182-187)
  • Titolo XIV – Vigilanza sulle imprese e sugli intermediari (artt. 188-209)
  • Titolo XV – Vigilanza supplementare sulle imprese di assicurazione (artt. 210-220)
  • Titolo XVI – Misure di salvaguardia, risanamentoe liquidazione (artt. 221-282)
  • Titolo VII – Sistemi di indennizzo (artt. 283-304)
  • Titolo VIII – Sanzioni e procedimenti sanzionatori (artt. 305-331)
  • Titolo XIX – Disposizioni tributarie, transitorie e finali (artt. 332-355)

La maggior parte delle informazioni contenute nel Codice sono destinate agli operatori del settore, anche se diverse parti di esso sono utili da conoscere anche per chi stipula un contratto di assicurazione.

Diritto delle assicurazioni: Master Unicusano

Se lavori o vorresti lavorare nel mondo delle assicurazioni, l’Università Niccolò Cusano ha istituito il Master di II livello in “Diritto delle Assicurazioni”.

Il Master ha come obiettivo quello di formare professionisti, altamente specializzati nel settore della responsabilità civile e delle assicurazioni e di aggiornare, gli operatori del settore, in riferimento alla recente normativa.

Per accedere al Master è necessario possedere una Laurea di secondo livello.

Il Master dura un anno e la didattica si svolgerà in modalità e-learning con piattaforma accessibile 24 h\24.

Nello specifico, l’offerta formativa prevede:

  • Lezioni video e materiale fad appositamente predisposto;
  • Ore di apprendimento in itinere;
  • Eventuali verifiche per ogni materia.

Al termine del percorso di formazione è previsto lo svolgimento di un esame finale di verifica delle conoscenze acquisite.

Tra le tematiche affrontate nel Master:

  • Codice delle assicurazioni;
  • Isvap;
  • Contratto di assicurazione;
  • Decreto Bersani per le assicurazioni;
  • Le assicurazioni contro danni;
  • Le assicurazioni della responsabilità civile;
  • L’assicurazione RC auto;
  • Fondi pensione;
  • Sanzioni e aspetti processuali
  • a responsabilità professionale nel settore delle professioni giuridiche;
  • La responsabilità civile dei pubblici dipendenti
  • La responsabilità professionale alla luce della nuova giurisprudenza normativa.

Per iscriverti al nostro Master di II Livello, contattaci o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Musei di Roma: ecco quali visitare (anche gratis)

Curioso di scoprire qualcosa in più sui musei di Roma? 

In questa guida ti parleremo delle attrazioni culturali da non perdere assolutamente nella Capitale, dai musei di Roma gratis a quelli a pagamento.

La vita da studente nella Città Eterna è piena di stimoli e di occasioni di svago: la cultura ha un ruolo di primo piano nella Capitale, che offre sempre tante opportunità di osservare da vicino grandi capolavori dell’arte.

Da dove partire per costruire un itinerario alla scoperta dei maggiori musei di Roma? Scopriamolo insieme nei prossimi paragrafi della nostra guida.

I migliori musei da visitare a Roma

I musei della città racchiudono un’immensa quantità di tesori archeologici, artistici e storici forse unica al mondo.
All’interno di queste preziose strutture possiamo trovare opere d’arte dei più grandi pittori e scultori di tutte le epoche, che attraggono ogni anno migliaia di turisti.

Vediamo ora quali sono i percorsi museali da non perdere assolutamente.

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comune di roma

Musei gratis a Roma

Apriamo la nostra guida con una serie di percorsi museali gratuiti visitabili in città.

Facciamo una piccola premessa: possono esserci dei giorni dell’anno in cui anche altri musei offrono l’accesso gratuito; ciò accade, solitamente, in concomitanza di particolari iniziative o nella prima domenica del mese.

L’elenco dei musei di Roma che vedremo di seguito, però, fa riferimento alle strutture con accesso sempre gratuito. Ecco quali sono:

  • Museo Barracco: questa struttura, sita nel cuore di Campo de’ Fiori, custodisce opere di arte classica e del Vicino Oriente, donate al comune di Roma dal barone Giovanni Barracco, da cui il museo prende il nome;
  • Museo Napoleonico di Roma: in questo museo sono custoditi diversi cimeli napoleonici, come la Coppia di candelabri a cinque braccia con baccante e tirso o il dipinto “Napoleone sul campo di battaglia di Wagram” di Joseph Chabord;
  • Museo Carlo Bilotti: situato a Villa Borghese, nell’Aranciera, questa struttura ha al suo interno diverse opere di artisti moderni e contemporanei. Tra i tanti, menzioniamo Giorgio de Chirico, Andy Warhol, Larry Rivers, Gino Severini, Giacomo Manzù. Le opere sono state donate al Comune di Roma dal collezionista Carlo Bilotti, da cui il museo prende il nome;
  • Museo della Repubblica Romana e della storia Garibaldina: situato alla Porta di San Pancrazio, questo museo ripercorre la storia della Repubblica Romana e alla storia Garibaldina, come i moti del ’48 e la politica riformatrice di Pio IX;
  • Museo Boncompagni Ludovisi: questo museo di moda e arti decorative propone oggetti che ripercorrono la storia della moda italiana che va dai primi anni del XX secolo, alle sfide alla moda francese degli anni venti, fino all’autonomia creativa della fine degli anni quaranta, per arrivare ai successi degli ultimi decenni;
  • Casa Museo Mario Praz: la casa museo ospita più di 1.200 cimeli appartenuti al critico e scrittore italiano Mario Praz.

Musei civici

Nel circuito dei musei civici della Capitale (MIC – Musei in Comune) ci sono tantissime strutture che ospitano collezioni d’arte assai prestigiose.

Gli orari di apertura e le gratuità possono variare: per questo ti consigliamo di visitare sempre il sito web ufficiale per questo tipo di informazioni.

Vediamo quali sono i musei della rete civica della Capitale.

Musei archeologici

I musei archeologici della rete civica sono:

  • Musei Capitolini
  • Centrale Montemartini
  • Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali
  • Museo dell’Ara Pacis
  • Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco
  • Museo della Civiltà Romana
  • Museo delle Mura
  • Museo di Casal de’ Pazzi
  • Villa di Massenzio

Musei moderni

I musei moderni appartenenti alla rete MIC sono:

  • Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina
  • Museo di Roma
  • Museo Napoleonico
  • Galleria d’Arte Moderna
  • Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
  • Museo di Roma in Trastevere
  • Musei di Villa Torlonia

Musei contemporanei

I musei contemporanei che la rete MIC annovera sono:

  • Casa Museo Alberto Moravia
  • Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

Musei scientifici

Per concludere, i musei scientifici della rete civica di Roma sono:

  • Planetario e museo astronomico
  • Museo civico di zoologia

Musei statali

Oltre ai musei comunali, a Roma ci sono tantissimi musei statali, che racchiudono collezioni dal valore inestimabile.

Anche in questo caso, riduzioni e condizioni di gratuità possono subire variazioni, come gli orari di apertura. Ti consigliamo dunque di dare un’occhiata al sito web ufficiale prima di programmare la tua visita.

I musei statali di Roma sono:

  • Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
  • Museo Nazionale Romano (Palazzo Altemps, Palazzo Massimo, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano)
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna
  • Museo HC. Andersen (ingresso gratuito)
  • Museo Mario Praz (ingresso gratuito)
  • Museo Boncompagni Ludovisi (ingresso gratuito)
  • Galleria Borghese
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica Palazzo Barberini + Palazzo Corsini
  • Galleria Spada
  • MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
  • Museo Nazionale di Palazzo Venezia
  • Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo + Palazzo Venezia
  • Museo delle Civiltà: (Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini, Museo delle arti e tradizioni Popolari, Museo dell’Alto Medioevo, Museo di arte orientale “G. Tucci”)
  • Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
  • Colosseo/Palatino/Foro Romano
  • Terme di Caracalla
  • Mausoleo di Cecilia Metella e Villa dei Quintili
  • Scavi di Ostia Antica
  • Museo Ostiense
  • Castello di Giulio II

Itinerari romani: percorsi da scoprire

Ora che abbiamo visto quali sono i musei di Roma da visitare, gratis o a pagamento, vediamo un paio di esempi di itinerari per scoprire la Capitale come non l’hai mai vista.

Itinerario 1

Per il primo itinerario abbiamo ipotizzato una partenza dal Colosseo. Dopo la visita al monumento più famoso della città, puoi proseguire percorrendo via dei Fori Imperiali e arrivare a Piazza Venezia.

A Piazza Venezia ti consigliamo la visita di Palazzo Venezia e dell’Altare della Patria, un altro dei simboli di Roma e dell’Italia. Legato all’Altare della Patria c’è il Complesso del Vittoriano, che molto spesso ospita mostre interessanti degli artisti più disparati.

Dopo la visita in queste due attrazioni, puoi optare per un pomeriggio di shopping in via del Corso, proseguendo poi verso Villa Borghese, un vero e proprio museo a cielo aperto. A Villa Borghese puoi visitare anche uno dei musei gratuiti più belli della Capitale, il Museo Carlo Bilotti.

Itinerario 2

Per questo secondo itinerario la partenza è da Villa Torlonia, una delle ville più eleganti e signorili di Roma. All’interno della villa ci sono molteplici attrazioni da visitare: ne è un esempio la Casina delle Civette, l’affascinante dimora in stile Liberty che è appartenuta alla famiglia Torlonia.

Dopo una passeggiata in villa, potresti recarti al MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Via Nizza, che ospita eventi e mostre dedicate, per l’appunto, all’arte contemporanea.

Spostandoti verso via Boncompagni, ti consigliamo una visita al museo di arti decorative, con accesso gratuito.

Hai le idee più chiare su quali sono i musei di Roma da visitare?

Come hai potuto vedere, oltre ai tanti monumenti della città, ci sono diverse strutture che ospitano grandi collezioni d’arte davvero imperdibili. Sicuramente molti di questi musei offrono biglietti a prezzo agevolato per studenti: ti basta verificare sui siti web ufficiali di ciascun museo.

Non ti resta che goderti la tua visita culturale nella Capitale: siamo certi che, con i consigli dell’Università Niccolò Cusano, trascorrerai una rigenerante pausa dalla sessione di studio.

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Libri gialli da leggere: la nostra top ten

Curioso di sapere quali sono i libri gialli da leggere assolutamente?

In questa guida dell’Università Niccolò Cusano realizzeremo una top ten dei migliori thriller e gialli da avere assolutamente nella tua libreria e da leggere durante le pause dallo studio.

La lettura è un ottimo modo per trascorrere le tue ore di svago: i libri hanno la capacità di allargare gli orizzonti, trasmettere emozioni e affinare le tue attitudini creative.

Se ami il brivido, le indagini senza sosta e le atmosfere da togliere il fiato, continua nella lettura: vediamo i 10 titoli che non possono assolutamente mancare nella tua libreria.

10 migliori thriller e gialli da non perdere

Quali sono i romanzi gialli che ogni studente dovrebbe leggere? Ecco la nostra top ten che ti accompagnerà nei tuoi pomeriggi di pausa dallo studio.

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romanzi gialli

Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana – Carlo Emilio Gadda

Apriamo la nostra top ten con un giallo tutto italiano, scritto e pubblicato alla porta degli anni ’60: Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda.

Pubblicato per la prima volta a puntate su Letteratura 11 anni prima e consacrato dal film di Pietro Germi, la trama del giallo di Gadda verte attorno a un furto di gioielli e un omicidio il cui responsabile rimane sfuggente. A fare da cornice alla vicenda, il potere fascista che inizia ad affermarsi nella Capitale degli anni Venti.

Si tratta davvero di un giallo accattivante e mai scontato, che ha portato Gadda alla ribalta in quegli anni.

Il nome della rosa – Umberto Eco

Tra i libri gialli più belli, un posto d’onore è riservato senza dubbio a Il nome della rosa di Umberto Eco.

Si tratta di un vero e proprio giallo medievale, con ambientazione storica, considerato come un pilastro della letteratura italiana novecentesca.

I fatti si svolgono nel 1327 e il tutto nasce da un manoscritto ritrovato, ad opera del monaco Adso da Melk, che, divenuto ormai anziano, decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo da Baskerville.

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Uomini che Odiano le Donne – Stieg Larsson

Un altro giallo da leggere è di Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne.

Quello giallo di matrice psicologica fa parte della serie Millennium, che si compone di più romanzi dello stesso autore. Dal romanzo è stato tratto anche un film, con protagonisti  Rooney Mara e Daniel Craig.

I protagonisti della storia sono il giornalista economico Mikael Blomkvist, accusato di diffamazione a mezzo stampa da un finanziare e Lisbeth Salader, una abilissima hacker dal passato misterioso. Le vicende dei due si intrecciano per indagare sulla scomparsa di Harriet Vanger, avvenuta quasi quarant’anni prima.

Dieci Piccoli Indiani – Agatha Christie

Quando parliamo di libri gialli da leggere assolutamente, non possiamo non citare le opere di Agatha Christie, in particolare Dieci Piccoli Indiani.

La storia mette insieme le vicende di dieci estranei, invitati dal misterioso signor Owen nella sua casa su un’isola disabitata. In ogni stanza degli ospiti c’è una poesia incorniciata che recita la storia di dieci negretti che muoiono in modi differenti.

Da qui inizia una catena di morti misteriose, di accuse e di sospetti che rende la storia davvero avvincente.

L.A. Confidential – James Ellroy

Tra i libri noir da leggere assolutamente figura senza dubbio L.A. Confidential, un classico degli anni Novanta.

La storia è costruita intorno a tre poliziotti, Bud White, Jack Vincennes ed Ed Exley nella Los Angeles (L.A.) dei primi anni cinquanta, la Los Angeles di Hollywood, delle dive del cinema e della polizia più efficiente al mondo.

Da questo famosissimo crime è stato tratto anche un film di grande successo.

Gita a Tindari – Andrea Camilleri

Non c’è giallo senza Andrea Camilleri e le avventure del Commissario Montalbano, ormai celebre anche nel piccolo schermo grazie all’interpretazione di Luca Zingaretti.

Gita a Tindari è uno dei romanzi più belli che vede come protagonista il giovane Commissario e integra al suo interno tutti gli elementi caratteristici della narrazione: la Sicilia, il mare, la cucina e un caso da risolvere.

Tra gli altri romanzi con protagonista il Commissario Montalbano, segnaliamo:

  • La forma dell’acqua
  • Il cane di terracotta
  • Il ladro di merendine
  • La voce del violino
  • L’odore della notte
  • Il giro di boa
  • La pazienza del ragno
  • La luna di carta
  • La vampa d’agosto
  • Le ali della sfinge
  • La pista di sabbia
  • Il campo del vasaio
  • L’età del dubbio
  • La danza del gabbiano
  • La caccia al tesoro
  • Il sorriso di Angelica
  • Il gioco degli specchi
  • Una lama di luce
  • Una voce di notte
  • Un covo di vipere
  • La piramide di fango
  • La giostra degli scambi
  • L’altro capo del filo
  • La rete di protezione

Romanzo Criminale – Giancarlo De Cataldo

Tra i libri da leggere assolutamente pubblicati negli ultimi anni figura sicuramente Romanzo Criminale, un romanzo ispirato alla vera storia della Banda della Magliana.

Nel libro, infatti, vengono sapientemente romanzati i fatti che, negli anni ’70, hanno caratterizzato i protagonisti della celebre banda criminale tristemente nota per gravi episodi di cronaca nera.

La storia ha riscosso un successo incredibile sia in forma di film, diretto da Michele Placido, sia come serie TV.

Il porto delle nebbie – George Simenon

Se cerchi bei libri da leggere con protagonisti assai celebri, Il porto delle nebbie è il romanzo giusto per te. Al centro della trama le avventure del famoso Commissario Maigret.

Simenon ha dedicato al suo personaggio un lungo filone di romanzi, ma Il porto delle nebbie è perfetto per approcciarsi al genere e iniziare a conoscere il burbero ma acuto investigatore.

I Delitti della Rue Morgue – Edgar Allan Poe

I delitti della Rue Morgue è sicuramente uno dei racconti più famosi di Edgar Allan Poe, che ha avuto un fortissimo impatto nella storia della letteratura.

Perché? Ti basti pensare che Auguste Dupin, il geniale investigatore che risolverà il caso, è considerato il primo detective letterario della storia, che ha ispirato anche la creazione di personaggi come Sherlock Holmes ed Hercule Poirot.

 

Al centro della trama, uno strano delitto di due donne, in uno stabile della Rue Morgue. Le differenti versioni dei testimoni rendono il caso assai difficile da gestire ma l’intuito di Auguste Dupin riuscirà a risolvere abilmente la questione.

La Palude delle Ossa – Elly Griffiths

Concludiamo la nostra top ten di romanzi gialli e libri thriller mozzafiato con La palude delle ossa di Elly Griffiths.

La protagonista del romanzo è un’archeologa forense, la dottoressa Galloway, a cui viene assegnato uno strano caso: vengono ritrovati sei corpi ai piedi di una scogliera.

Il luogo del ritrovamento è limitrofo all’antica dimora della famiglia Hastings, che tra le sue mura cela numerosi misteri. Per risolvere il caso, Ruth Galloway è comunque costretta a chiedere aiuto al padre di sua figlia, l’ispettore Nelson.

Per scoprire come si evolverà il caso, ti lasciamo alla lettura.

Hai già scelto i migliori libri gialli da leggere?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai a scegliere i romanzi migliori a cui dedicare uno scaffale della tua libreria.

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Sistema binario: tutto quello che devi sapere

Il sistema binario è un sistema di numerazione posizionale in base due. Questo modello è fondamentale per comprendere le basi dell’informatica, materia studiata in molti corsi di laurea dell’Università Niccolò Cusano.

Infatti, si parla di codice binario quando si ha a che fare con l’informatica, perché è proprio da questo codice che è possibile una rappresentazione interna dell’informazione dalla quasi totalità degli elaboratori elettronici.

In questa guida ti spiegheremo che cosa intendiamo per codice binario, come nasce, a cosa serve e perché è importante.

Se sei pronto, iniziamo subito.

Quello che devi sapere sul codice binario

Che cos’è il sistema di numerazione binario e come (e perché) si differenzia da quello decimale? Cerchiamo di rispondere a queste domande nei prossimi paragrafi della nostra guida.

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Che cos’è

La prima cosa che faremo nel corso di questa guida è dare una definizione specifica di sistema binario, cercando di comprendere quali sono le sue caratteristiche e peculiarità.

Come abbiamo anticipato, tale sistema può essere definito come sistema numerico posizionale in base 2. Esso utilizza solo due simboli, di solito indicati con 0 e 1, invece delle dieci cifre utilizzate dal sistema numerico decimale. Ogni numero espresso nel sistema numerico binario viene chiamato “numero binario”.

Il meccanismo binario è impiegato in informatica per la rappresentazione interna dell’informazione dalla quasi totalità degli elaboratori elettronici.

Differenza con il sistema decimale

codice binario

Come abbiamo visto, il sistema binario è un sistema numerico posizionale in base 2.

Il sistema decimale, invece, è un sistema di numerazione posizionale a base 10 che, per rappresentare i numeri, utilizza dieci cifre da 0 a 9 (0 1 2 3 4 5 6 7 8 9).

Entrambi i sistemi sono posizionali, ma non è un requisito obbligatorio in matematica: basti pensare, ad esempio, al sistema cinese o a quello degli antichi romani.

Come si indica

Quando si vogliono indicare dei numeri binari occorre racchiuderlo tra parentesi e mettere un 2 come pedice.

Ciò per differenziarlo dal sistema decimale, che ha un funzionamento diverso, come saprai.

Dunque, posto il numero 1001, possiamo dire che nel sistema decimale, questo indichi il numero milleundici.

Se vogliamo utilizzare il codice binario, dovremmo scrivere (1001) e mettere un 2 come pedice.

Occorre sottolineare che un numero binario è una sequenza di cifre binarie (dette bit). Nel campo dell’informatica, la parola bit può assumere diversi significati.

In questo contesto, il bit rappresenta l’unità di definizione di uno stato logico, definito anche unità elementare dell’informazione trattata da un elaboratore.

La rappresentazione logica del bit è rappresentata dai soli valori {0, 1}.

Aggiungiamo che, quando si parla di programmazione, si raggruppano sequenze di bit in entità più vaste che possono assumere valori in intervalli assai più ampi di quello consentito da un singolo bit.

Questi raggruppamenti contengono un numero di stringhe binarie pari a una potenza binaria, pari cioè a 2n; il più noto è il byte (chiamato anche ottetto), corrispondente a 8 bit, che costituisce l’unità di misura più utilizzata in campo informatico.

Storia

Sono in molti ad avere la paternità sul sistema binario.

Il primo che ne propose l’introduzione fu Juan Caramuel con la pubblicazione del volume “Mathesis biceps. Vetus, et noua” pubblicato a Campagna nel 1669.

Tuttavia, se ne trova traccia anche nelle opere di Nepero.

Fu Gottfried Wilhelm von Leibniz, però, a studiarne per primo l’aritmetica. L’invenzione, però, cadde nel dimenticatoio fino alla riscoperta della stessa da parte di George Boole, nel 1847.

Operazioni tra numeri binari

Ora che abbiamo visto che cosa sono i numeri binari, cerchiamo di capire quali sono le operazioni che possono essere effettuate fra loro.

Infatti, anche i numeri binari possono essere messi in relazione tramite operazioni aritmetiche, seguendo meccanismi affini a quello del sistema decimale.

Si possono eseguire queste quattro operazioni:

  • Addizione
  • Sottrazione
  • Moltiplicazione
  • Divisione

Addizione

Per sommare due numeri binari, si seguono più o meno le regole relative ai numeri decimali.

In particolare, si segue uno schema di questo tipo:

  • 0+0=0
  • 0+1=1
  • 1+0=1
  • 1+1=0 con riporto di 1 alla colonna verso sinistra

Sottrazione

Ora che abbiamo visto le regole dell’addizione, passiamo alla sottrazione, che invece segue questo schema:

  • 0-0=0
  • 0-1=1 con prestito di 1 dalla colonna a sinistra
  • 1-0=1
  • 1-1=0

Moltiplicazione

Nel caso della moltiplicazione, le regole sono esattamente le medesime del prodotto fra numeri decimali. Nella fattispecie:

  • 0 × 0=0
  • 0 × 1=0
  • 1 × 0=0
  • 1 × 1=1

Divisione

Per eseguire una divisione, la formula di riferimento è la seguente:

D = Q x d + R

Dove:

  • D rappresenta il dividendo
  • d rappresenta il divisore
  • Q rappresenta il quoziente
  • R rappresenta il resto.

Studiare informatica: il metodo migliore

Per approcciare all’informatica, è fondamentale conoscere tutto ciò che ha a che fare con il sistema binario, che rappresenta proprio la base da conoscere assolutamente.

Se vuoi imparare a studiare questa disciplina, è importante lavorare su un metodo di studio davvero efficace, che sia in grado di condurti verso un apprendimento sano e duraturo.

Un metodo di studio efficace prevede:

  • Ascolto attivo delle lezioni: praticare l’ascolto attivo è il primo passo fondamentale per apprendere in modo intelligente. Che cosa significa, nello specifico? Significa seguire le lezioni di informatica prendendo appunti, partecipando attivamente e segnandoti le eventuali domande da fare ai docenti;
  • Integrazione tra appunti e nozioni dei libri: la cosa importante, a questo punto, è creare delle mappe concettuali a partire dall’argomento più significativo. Partendo da questa mappa, potrai orientarti tra appunti e nozioni riportate nei libri di testo;
  • Lettura e studio: qui dovrai concentrarti sulla lettura approfondita dei testi e degli appunti e sullo studio vero e proprio;
  • Ripetizione a voce alta: per testare la tua preparazione, ripeti quello che hai studiato ad alta voce, senza cadere nella tentazione di “sbirciare” gli appunti. Quando non ti senti abbastanza preparato, torna a studiare e ripeti dopo qualche altra lettura.

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Informatica e corsi di laurea Unicusano

L’informatica è una disciplina presente in molti percorsi di laurea dell’Università Niccolò Cusano, dai corsi dell’area economica a quelli dell’area ingegneristica.

Ad esempio, sono presenti insegnamenti di questa disciplina:

  • Corso di laurea in Ingegneria gestionale
  • Corso di laurea in Ingegneria elettronica
  • Corso di laurea in Ingegneria meccanica

Ma ci sono fondamenti di informatica anche nel:

  • Corso di laurea in Economia aziendale e management
  • Corso di laurea in Giurisprudenza.

In tutti questi casi, l’insegnamento della disciplina è in linea con gli obiettivi formativi del percorso di studi in cui si trova. Considerando la molteplicità di sfaccettature di questa disciplina e la sua versatilità, non stupisce la sua presenza in più percorsi formativi differenti fra loro.

Ad ogni modo, ciò che serve per approcciare all’informatica è il metodo di studio di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, da riadattare secondo le tue particolari inclinazioni e necessità.

Hai le idee più chiare sul sistema binario?

Siamo certi che, grazie ai nostri consigli, riuscirai ad approcciarti alla materia in modo più sicuro e a coglierne tutte le sue sfaccettature.

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Contratti a progetto: cosa sono e come sono cambiati

Oggi si sente molto parlare di contratti a progetto nel contesto lavorativo. Ma cosa sono esattamente queste forme contrattuali e quali sono le loro peculiarità?

In questa guida ti parleremo del contratto a progetto, del suo funzionamento dopo la riforma del Jobs Act e delle prospettive future legate a questa forma di lavoro.

Per contratto a progetto o contratto di collaborazione a progetto (abbreviato co.co.pro.) intendiamo quel tipo di contratto di lavoro vigente nella legislazione del diritto del lavoro italiana, dal 2003 al 2015.

Questo accordo affiancava il previgente contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) introdotto dal cosiddetto pacchetto Treu e successivamente modificato dalla attuazione della legge Biagi.

Come abbiamo detto, il co.co.pro è stato abolito dal Jobs Act, ma ci sono comunque delle eccezioni da mettere in evidenza. Vediamo subito quali sono.

Il lavoro a progetto dopo il Jobs Act

Che cos’è il Jobs Act e quali sono le principali ricadute che ha avuto sul lavoro a progetto? Te lo spieghiamo nei prossimi paragrafi di questa guida.

Nello specifico, parleremo di:

  • Cos’è la collaborazione a progetto;
  • Come è nata e quali sono le sue caratteristiche principali;
  • Come funzionano retribuzione e contributi;
  • Come si è evoluta con l’avvento del Jobs Act;
  • Come approfondire il tema con un percorso di studi ad hoc

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Contratto a progetto: cos’è

Iniziamo a parlare di contratti a progetto cercando di definire questa tipologia di contratto di lavoro autonomo che, come detto, è stata eliminata dal Jobs Act.

Il lavoro a progetto prevedeva che chiunque riceveva l’incarico, lo poteva svolgere nel modo, nel tempo e nel luogo che più si adattavano alle sue esigenze.

Questa forma contrattuale è stata introdotta ufficialmente dal D. Lgs. 276/2003 che è stata l’attuazione della Legge 30/2003 (Legge Biagi), nata per controllare i vecchi co.co.co e regolamentare i rapporti di collaborazione.

Ma quali erano le caratteristiche dei co.co.pro prima del Jobs Act? Proviamo a riassumerle in questi punti:

  • Il lavoratore godeva di autonomia rispetto ai risultati da raggiungere;
  • Il contratto doveva essere sempre messo per iscritto;
  • Il progetto era il centro di tutto e doveva essere sempre specificato insieme al risultato atteso da conseguire;
  • La durata doveva essere determinata o determinabile;
  • Non c’erano vincoli di subordinazione né di orari né per quanto riguardava il luogo di lavoro.

Storia

Approfondiamo ora la storia dei contratti a progetto, per capire come sono arrivati in Italia e perché.

cocopro

La collaborazione a progetto nasce nel 2003, come parziale superamento della collaborazione coordinata e continuativa (che permane tuttora e della quale, quella a progetto, è stata una specifica tipologia).

Non si è trattato, dunque, di sostituzione del co.co.co con la co.co.pro, ma semmai di uno spin-off della seconda dalla prima forma di lavoro parasubordinato.

Nel corso degli anni si sono susseguite una serie di modifiche, come l’aumento dei contributi a partire dal 2012 e il contratto co.co.pro. con partita IVA.

Con l’emanazione del decreto legge 8 giugno 2013, n. 76 – convertito con modificazioni nella legge 9 agosto 2013, n. 99 – sono stati fissati i limiti di utilizzo di contratti co.co.pro. al fine di evitare abusi.

Con l’introduzione del Jobs Act del governo Renzi, dal giugno 2015 non è più possibile stipulare nuovi contratti a progetto, mentre dal 1º gennaio 2016 sono stati obbligatoriamente trasformati quelli in vigore in quanto tale forma di lavoro è stata abolita definitivamente.

Come vedremo nei prossimi paragrafi, però, esiste ancora la collaborazione coordinata e continuativa.

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Retribuzione e contributi

Parlando di contratto a progetto e retribuzione, il vecchio co.co.pro prevedeva il pagamento dell’intero progetto, da corrispondere secondo le modalità concordate tra datore di lavoro e professionista (unica soluzione, rateazione e così via).

Per quanto riguarda, invece, contratto a progetto e contributi INPS, questi ultimi venivano calcolati così: 2/3 a carico del datore del datore di lavoro, 1/3 a carico del lavoratore.

Co.co.pro dopo il Jobs Act

I contratti a progetto potevano essere stipulati nel nostro Paese fino all’avvento del Jobs Act (D.Lgs 81/2015). Dal 25 giugno 2015, quando è entrato in vigore il decreto legislativo, nessun datore di lavoro può stipulare nuovi contratti a progetto.

Tuttavia, nonostante il co.co.pro non esista più nelle vesti in cui lo conosciamo, vi sono ancora delle forme di rapporto lavorativo di collaborazione coordinata e continuativa.

Le casistiche in cui si possono avere delle collaborazioni coordinate e continuative sono essenzialmente:

  • Collaborazioni legate all’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
  • Prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
  • Attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni.

Un’ulteriore eccezione è rappresentata, al momento, anche dai call center:  si possono attivare collaborazioni coordinate e collaborative per i call center outbound, servizi non di telefonia e realizzati attraverso operatori telefonici.

Gestione del lavoro dopo il Jobs Act : il Master Unicusano

Se sei un laureato già specializzato nelle materie lavoristiche o un professionista di questo settore (commercialista, avvocato, sindacalista, direttore del personale, funzionario pubblico e così via), puoi migliorare le tue competenze e le tue conoscenze iscrivendoti al nostro Master II Livello in La gestione del rapporto di lavoro dopo il c.d. “Jobs act”.

Ma vediamo nello specifico come funziona il Master e quali sono le opportunità che offre.

A chi si rivolge?

Il Master si rivolge a queste figure professionali (o aspiranti tali):

  • Liberi professionisti nelle aree della consulenza del lavoro;
  • Dirigenti e altri addetti all’amministrazione del personale e alla gestione delle risorse umane;
  • Dirigenti e altri addetti agli uffici di relazioni esterne e di relazioni industriali;
  • Dirigenti e funzionari di associazioni di categoria, di associazioni sindacali, di enti bilaterali;
  • Dirigenti e funzionari di enti pubblici, in particolare di quelli interni (statali, degli enti locali e previdenziali), comunitari e internazionali – che operano nel campo dei servizi per l’impiego, delle politiche del lavoro, della formazione e delle politiche sociali, delle prestazioni previdenziali e della relativa contribuzione;
  • Esperti di sicurezza sul lavoro e trattamento dei dati personali.

Quanto dura?

Il Master Unicusano dura un anno e le ore di impegno richieste sono 1500. La didattica è erogata online, grazie ad una piattaforma di e-learning attiva 24 ore su 24.

Gli iscritti al Master dovranno sostenere un esame finale che accerti il conseguimento degli obiettivi proposti presso la sede dell’Università sita in Roma – Via Don Carlo Gnocchi 3.

Offerta formativa

Tra le tematiche trattate all’interno del Master, menzioniamo:

  • Impresa e trasformazioni organizzative;
  • Nuove tipologie contrattuali, con riferimento ai vecchi contratti a progetto, al lavoro subordinato e autonomo;
  • Gestione del rapporto di lavoro subordinato;
  • Estinzione del rapporto di lavoro;
  • Sicurezza sul lavoro;
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Inventori famosi: 5 personaggi che hanno fatto la storia

Curioso di scoprire chi sono gli inventori famosi che hanno rivoluzionato la storia?

In questa guida ti sveleremo i nomi degli scienziati più celebri di tutti i tempi, che hanno portato nei loro rispettivi campi innovazioni che hanno cambiato i nostri stili di vita e le nostre abitudini.

Nel corso dei secoli, molti scienziati italiani e non hanno dato vita ad oggetti che oggi possono quasi sembrarci di uso comune, ma che in realtà hanno segnato un punto di svolta importante in diversi campi, dall’astronomia all’ingegneria. Pensiamo, ad esempio, al cannocchiale, agli antibiotici, ai computer.

Vediamo ora quali sono inventori e invenzioni sinonimo di innovazione e progresso che hanno cambiato le nostre vite.

5 scienziati famosi che dovresti conoscere

Iniziamo subito il nostro viaggio alla scoperta di 5 storie di inventori famosi che dovremmo assolutamente ricordare.

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Galileo Galilei

Il primo tra gli inventori italiani famosi nel mondo di cui vogliamo parlare è Galileo Galilei.

Vissuto tra il 1500 e il 1600, Galileo Galilei rappresenta ciò che oggi definiremmo una personalità eclettica: è stato un fisico, astronomo, filosofo e matematico italiano, considerato il padre della scienza moderna.

Galileo è celebre per aver apportato tanti contributi in diversi campi, come la dinamica e l’astronomia. Proprio sull’astronomia, Galileo si costruì un cannocchiale da solo ed iniziò ad osservare il cielo. Il frutto dei suoi studi fu il primo trattato in cui il moto della Luna, di Venere e dei satelliti di Giove venivano descritti con dati tratti dall’osservazione diretta.

La paternità vera e propria del cannocchiale è in realtà ancora dibattuta, nonostante si tenda ad attribuirla a Galileo. Le prime raffigurazioni di questo strumento appaiono infatti nei quadri di un pittore fiammingo: Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625).

Ricordiamo Galileo anche per aver aver sostenuto il sistema eliocentrico e per aver introdotto il metodo scientifico, dando vita secondo molti alla scienza moderna.

Alexander Fleming

Ci spostiamo ora nel piano della medicina e della biologia, parlando di un grande inventore britannico: Alexander Fleming.

Fleming merita un posto d’onore tra gli scienziati famosi per aver scoperto l’enzima lisozima nel 1922 e la penicillina nel 1928, una delle invenzioni del secolo più significative. La scoperta della penicillina valse a Fleming il premio Nobel per la medicina.

A partire dal 1941, la penicillina viene utilizzata contro infezioni batteriche, distruggendo la maggior parte dei batteri Gram positivi. Nel 1943, per curare i soldati della Seconda guerra mondiale, gli USA iniziarono a produrre penicillina a livello industriale, sancendo così l’inizio di una vera e propria era per la farmacoterapia moderna.

Guglielmo Marconi

Nell’elenco degli inventori famosi italiani non può mancare Guglielmo Marconi.

Grazie agli studi di Guglielmo Marconi è stato sviluppato un sistema di comunicazione con la telegrafia senza fili via onde radio o radiotelegrafo che ottenne notevole diffusione.

La diretta evoluzione di questo sistema è alla base di tutti quei mezzi che utilizzano la comunicazione senza fili, dalla radio alla TV.

Questa scoperta valse a Marconi il Nobel per la fisica nel 1909.

Alan Turing

Una delle personalità più brillanti del Novecento fu Alan Turing, matematico, logico e crittografo britannico, considerato tra i padri dell’informatica.

A Turing dobbiamo l’invenzione di quella che oggi conosciamo come la “macchina di Turing”, un potente strumento teorico impiegato nella teoria della calcolabilità e nello studio della complessità degli algoritmi.

Turing fu uno dei più brillanti crittoanalisti che operavano in Inghilterra: nel secondo conflitto mondiale, il matematico era impiegato nella decifrazione dei messaggi scambiati da diplomatici e militari delle Potenze dell’Asse.

Purtroppo morì suicida molto giovane, presumibilmente per le vessazioni subite dal governo inglese per via della sua presunta omosessualità.

Thomas Edison

Chiudiamo la nostra top five degli inventori famosi con Thomas Edison. Edison può essere considerato come uno degli inventori più prolifici del suo tempo, con più di 1000 brevetti registrati a suo nome.

Nel 1880 registrò il suo brevetto per la lampada a incandescenza, definita come l’invenzione che doveva “illuminare il mondo”.

Tra le invenzioni più note di Edison:

  • Il fonografo, uno dei primi strumenti progettati per poter registrare e riprodurre un suono;
  • Il cinetofono, una sorta di macchina da ripresa ante litteram;
  • Il cinetoscopio, precursore del proiettore cinematografico;
  • Il tasimetro, lo strumento che misura la radiazione infrarossa;
  • La sedia elettrica, tristemente nota per essere uno degli strumenti tutt’ora utilizzati per le condanne a morte.

Le 10 invenzioni del secolo memorabili

Come ultimo paragrafo di questa guida dedicata agli inventori famosi, facciamo una rapida top ten delle invenzioni del XX e del XXI secolo che hanno avuto un impatto fortissimo sulle nostre vite:

  • World Wide Web
  • Social network
  • Stampanti 3D
  • Smartphone
  • Libri elettronici
  • Moneta digitale e criptovalute, come i Bitcoin
  • Aeroplani
  • Televisione
  • Alcuni vaccini, come quello per la poliomielite
  • Energia nucleare

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